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Il bosco di marzo

Tre fiori dei nostri boschi

Nelle prime giornate di marzo, quando il sole scalda e il cielo è limpido, non mi faccio mai sfuggire la possibilità di andare nel bosco. Gli uccelli, in fermento, cantano a tutta gola e i primi fiori esibiscono la loro bellezza.

Ma quanto è bello camminare, ascoltare e osservare?

Ebbene, oggi voglio mostrarvi tre fiori che si possono trovare nei boschi italiani
a marzo.

 

Primula Vulgaris

Un fiore delicato, tra i primi ad annunciare la primavera, è la Primula vulgaris, il fiore del rinnovamento, della rinascita e della speranza.

La Primula vulgaris è una pianta edibile e officinale dai molteplici usi:

In cucina, fiori e foglie giovani sono ottimi in  nsalate, minestre e frittate.

In  erboristeria, infusi e decotti di fiori sono usati per le loro proprietà espettoranti, calmanti e antinfiammatorie; mentre da sempre è apprezzata in giardinaggio per colorare bordure e vasi in primavera.

Erythronium dens-canis

Elegante fiore singolo ripiegato verso il basso, con petali rosa o lilla e due foglie lanceolate opposte, dal colore verde a chiazze: il Erythronium dens-canis, detto anche dente di cane, non passa di certo inosservato.

Erythronium dens-canis: è una bulbosa perenne appartenente alla famiglia delle Liliacee; il nome specifico deriva dalla forma del bulbo che, restringendosi in una punta acuta, assomiglia al dente di un cane. È una pianta edibile, si utilizzano le foglie giovani (raccolte prima della fioritura) in insalata o cotte insieme ad altre foglie. I bulbi dal sapore gradevole possono essere consumati crudi o cotti al vapore.

A volte viene utilizzata in giardinaggio per la sua particolare bellezza, specialmente nei giardini rocciosi o nel sottobosco, prediligendo zone ombreggiate e umide.

È considerata una pianta rara ed è quindi protetta.

Hepatica nobilis

Un fiore più comune, dalle foglie trilobate, utilizzate negli affreschi medievali per rappresentare la Santissima Trinità, rendendo questa pianta un simbolo iconografico nelle rappresentazioni sacre dell’epoca, è la Hepatica nobilis, detta anche erba trinità o anemone epatica.

I fiori, di un vivace azzurro o violetto, sono molto belli e facili da trovare sui nostri monti.Il nome generico Hepatica deriva dall’aggettivo latino (h)ēpǎtǐcus (= relativo al fegato), a sua volta da (h)ēpār, (h)epǎtis (= fegato). Questo è in relazione alla forma delle foglie, che ricorda i lobi del fegato, e al colore rosso-fegato della pagina inferiore. In passato, secondo la teoria delle segnature, quindi per associazione di forma, colori e odore; veniva usata per lenire i disturbi del fegato e come amuleto di protezione contro la peste.

Oggi risulta invece tossica, come molte Ranuncolacee.

Mi ha affascinato osservare come, da tempi antichissimi, questo fiore sia stato usato nelle diverse culture come archetipo di qualcosa di profondo, dall’antica Grecia fino a oggi.

La mia passeggiata nel bosco è giunta al termine, sono felice di aver condiviso con voi la bellezza di un fiore.

Vi invito a riflettere su quanto un fiore ci possa insegnare e spero di aver invogliato all’osservazione/ammirazione di quanto ci circonda.

Io decido di rimanere ancora un po’ qui su di un comodo sasso a godermi gli assoli dei merli e il calar del sole.

Un grande abbraccio.

Elia Carli

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